Primo giorno del processo a Mubarak: l'ex rais arriva in barella
Nella grande sala dell'accademia di polizia tutto è pronto per il processo contro Hosni Mubarak. Avvocati, attivisti dei diritti umani e famiglie delle vittime di piazza Tahrir hanno atteso il suo arrivo dentro la sala, mentre fuori sono dispiegati i gruppi pro e contro l'ex rais. Mubarak è arrivato in ambulanza ed è stato trasportato in barella fino all'interno dell'accademia, circondato dai suoi uomini della sicurezza, che ne hanno coperto il volto alle telecamere della televisione di stato egiziana, appostata per riprendere l'ingresso dell'imputato. Leggi tutti gli articoli del Foglio sulla rivoluzione d'Egitto
21 AGO 20

Domenica l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak è stato condannato a morte in effigie nella città di Qena, durante un processo farsa organizzato da un gruppo di avvocati e di islamisti. Ma il processo vero inizia oggi al Cairo. E s’annuncia un evento. Niente tribunale a porte chiuse a Sharm el Sheik, esilio dei Mubarak. L’ex rais sarà processato in un’aula dell’accademia di polizia di Tagamu el Khames al Cairo, dove saranno ammessi seicento spettatori e il processo sarà trasmesso in diretta televisiva sul primo canale nazionale. E’ stata modificata per ragioni di sicurezza la location originale scelta al centro della capitale. Si temeva l’“effetto Sadat”, l’ex presidente ucciso durante una parata militare. Insieme a Mubarak saranno processati i due figli, l’ex ministro dell’Interno e altri funzionari, tutti accusati di omicidi e corruzione.
Hanno vinto i Fratelli musulmani, che chiedevano una gogna pubblica: “Chiediamo che il processo a carico di Mubarak e dei suoi figli si svolga in pubblico”, aveva detto il dirigente dei Fratelli musulmani egiziani, Manal Abu al Hasan. “L’età avanzata di Mubarak e il suo stato di salute non giustificano lo stop agli interrogatori”. Non è chiaro, scrive il New York Times, se l’annuncio placherà le proteste. L’accademia dove si svolgerà il processo fino a febbraio portava il nome di Mubarak, cambiato dopo l’approvazione della “damnatio memoriae”. Il processo a Mubarak è da molti visto come un capro espiatorio: finora, infatti, i poliziotti sospettati di aver sparato contro i dimostranti a gennaio e febbraio non sono stati sospesi, interrogati e denunciati per i loro crimini. L’ex presidente, che al processo rischia la condanna a morte, è ancora ricoverato in un ospedale di Sharm el Sheik. Il muftì Ahmed el Tayeb aveva invocato clemenza per l’ex rais, ma la piazza e una parte dell’establishment islamico avevano chiesto una condanna esemplare e rapida. Domenica la radio di stato ha fatto sapere che le condizioni fisiche di Mubarak sono “soddisfacenti”, ma che le sue condizioni psicologiche “si stanno deteriorando”. La peggior accusa a Mubarak è arrivata dall’ex capo dell’intelligence, Omar Suleiman, il quale ha detto che “Mubarak aveva la totale conoscenza di ogni proiettile sparato”.
Il processo avviene in un clima di violenta eccitazione politica e terroristica. Islamisti armati hanno lanciato un razzo contro una centrale egiziana che fornisce gas a Israele e alla Giordania. Si tratta del terzo attacco nel mese di luglio, il quinto da quando si è dimesso Mubarak. Nel Sinai un gruppo di miliziani islamici, gridando “Allah è l’unico vero Dio”, ha poi attaccato una stazione di polizia, uccidendo sei persone. Quattrocento miliziani integralisti per sei ore hanno battagliato poliziotti e militari occupando il capoluogo del Sinai. L’intelligence israeliana nei mesi scorsi aveva fatto sapere che centinaia di arabi stranieri avevano approfittato della caduta di Mubarak per infiltrarsi nel Sinai e unirsi a cellule qaidiste.
Nel weekend piazza Tahrir, simbolo della rivolta, è stata sommersa da bandiere che inneggiavano alla sharia. L’imponente adunata degli islamisti, “mezzo milione di persone” secondo fonti salafite, ha spinto i moderati ad abbandonare le piazze. “Vogliamo uno stato islamico che applichi la legge di Allah”, ha scandito la piazza. E’ stata definita “la più grande manifestazione islamica nella storia d’Egitto”. Anche ad Alessandria, la seconda città del paese, gli islamisti hanno invaso le strade e piazza Ibrahim. Khaled Saeed, a capo del fronte salafita, ha proclamato che “il Corano è superiore alla Costituzione”. Resta da vedere, per la sorte del rais “ladro e tiranno” e dell’Egitto, quanto la giunta militare abbia concesso agli sharioti.